Lettere da Iwo Jima - spoiler

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Lettere da Iwo Jima - spoiler

Messaggio da EL Profe » lunedì 19 marzo 2007, 14:29

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Sessantadue anni fa americani e giapponesi si combatterono nella decisiva battaglia di Iwo Jima. Gli uni mossi dal desiderio di vendicare l’offesa subita a Pearl Halbor ed ottenere un ottima base d’attacco per le grandi isole dell’Arcipelago Giapponese, gli altri mossi dalla tenace volontà di difendere a costo della vita un lembo del sacro suolo dell’Impero del Sol Levante. Molti decenni dopo, in una spedizione scientifico-archeologica, vennero ritrovate centinaia di lettere mai spedite scritte nell’ultimo periodo dell’occupazione dell’ isola da parte dei combattenti giapponesi.
È a partire da queste che Clint Eastwood realizza un altro capolavoro speculare a Flags of Our Fathers. Quelle feritoie che si aprivano nel film precedente per sparare sugli americani in questo film le impariamo a conoscere dal momento della loro creazione, molto prima che entrino in azione. Solo un regista del suo spessore umano poteva portarci a 'vedere' la guerra con gli occhi degli 'altri', del 'nemico'. Lo aveva già tentato con lampi geniali Terrence Malick in La sottile linea rossa. Oggi Eastwood ne fa il tema di Lettere da Iwo Jima in cui seguiamo le vicende di soldati inviati al fronte con ben chiara in testa l'idea di 'dover' morire, non senza aver prima eliminato quanti più nemici possibile. Ci racconta anche dei loro comandanti alcuni dei quali fanatici e talvolta velleitari e altri invece consapevoli delle loro responsabilità di guide dei loro uomini che, nella grande maggioranza, non vogliono perdere la propria vita inutilmente. Tra loro emerge il Generale Tadamichi Kuribayashi che aveva studiato negli Stati Uniti. Grazie a questo personaggio Eastwood riesce a portare sullo schermo, senza mai assumere atteggiamenti predicatori, un messaggio molto intenso, diviso fra moralità, dovere verso i propri uomini, verso gli alti comandi militari e verso i propri familiari (emblema dell’umanità del personaggio è il suo scrivere, mentre raggiunge l’isola del Pacifico, del rammarico per non aver avuto il tempo di riparare il pavimento della cucina prima di essere inviato a Iwo Jima). Se si conoscesse davvero chi si ha di fronte forse non lo si odierebbe come invece accade in tutte le guerre. Attenzione però: non si tratta di un messaggio retoricamente pacifista. Eastwood è troppo consapevole della molteplicità degli elementi messi in gioco da un conflitto (e in particolare dalla Seconda Guerra Mondiale) per ridurre tutto a un banale appello alla fratellanza umana. È proprio grazie alla differenza delle personalità descritte che può permettersi di uscire dall'immagine stereotipa fatta solo di 'banzai' e kamikaze che tanto cinema ci ha propinato. È un cinema contro le facili illusioni il suo ma anche contro le retoriche guerrafondaie. Le lettere che i soldati nipponici scrivono o ricevono da casa differiscono ben poco da quelle dei militari americani (bellissima la scena della cattura di un Marine da parte dei giapponesi ed il loro rendersi conto che il prigioniero non è un mostro ma solamente la loro controparte in casacca verde!). Così come non bisogna mai pensare che il Male sia schierato tutto da una parte. Con una fotografia che vira al nero (complice anche la nera sabbia vulcanica dell’isola) che si accende solo con il fuoco e con il sangue, quello che è ormai uno dei pochi riconosciuti maestri del cinema viventi ci fa entrare nelle miglia e miglia di camminamenti che costituirono la vera difesa strategica dell'isola.
Notevole anche l'ottima e semplice colonna sonora, realizzata da Kyle Eastwood (figlio del regista) & Michael Stevens, che interviene raramente ma in maniera decisa ed incisiva. Da notare la canzone scritta e cantata dai bimbi giapponesi per i difensori dell'isola di Iwo Jima che venne diffusa via radio e trasmessa nelle trincee mentre la battaglia orami volgeva al termine.
La pellicola si snoda attorno a varie scene in cui alcuni personaggi scavano, vuoi per costruire trincee e camminamenti, per seppellire o disseppellire lettere o cadaveri, questa azione è il riflesso dell’acuto scavo storico e psicologico realizzato dal regista che, così come per Kubrick in Orizzonti di gloria, in Lettere da Iwo Jima rende il cinema al contempo spettacolo, narrazione storica e monito alle coscienze. Si fa, cioè, Cinema.
Ultima modifica di EL Profe il martedì 20 marzo 2007, 11:01, modificato 2 volte in totale.
Colui che combatte i Mostri deve fare attenzione perchè potrebbe egli stesso diventarlo.
E se si getta uno sguardo sull'Abisso per lungo tempo, l'Abisso getterà lo sguardo su di noi.
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Messaggio da Trizio » lunedì 19 marzo 2007, 21:34

Ricordati Nicola che se contiene spoiler lo devi indicare prima del post!
Il sentimento più forte e più antico dell' animo umano è la paura,
e la paura più grande è quella dell' ignoto


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Messaggio da EL Profe » martedì 20 marzo 2007, 11:03

non lo sapevo, va bene scritto così accanto al titolo della discussione o c'è un altro metodo? Ma poi come si fa a fare una critica cinematografica senza citare alcune scene... o:
Colui che combatte i Mostri deve fare attenzione perchè potrebbe egli stesso diventarlo.
E se si getta uno sguardo sull'Abisso per lungo tempo, l'Abisso getterà lo sguardo su di noi.
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Messaggio da Trizio » martedì 20 marzo 2007, 15:34

Se sveli qualcosa DEVI indicare "spoiler" per evitare che qualcuno interessato alla tua critica si sputtani il film...
Il sentimento più forte e più antico dell' animo umano è la paura,
e la paura più grande è quella dell' ignoto


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