Bg dei PG - Champions Yig

Discussioni generali riguardo tutto ciò che concerne il live

Moderatore: Custodi

Rispondi
Avatar utente
Scimmiadrago
Adepto
Adepto
Messaggi: 171

Bg dei PG - Champions Yig

Messaggio da Scimmiadrago » martedì 10 dicembre 2019, 18:57

Questionario del personaggio

Nome giocatore: Giuseppe Troina

Nome personaggio: Dott Zeno Farnese
Famiglie e Formazione

Nato da un ramo di una famiglia alto locata Romana residente nella campagna toscana ha vissuto una vita agiata e tranquilla, frequentando le migliori scuole.

Fece anche due anni di scuola ufficiali nei Corazzieri più per tradizione familiare che epr dedizione, e dopo intraprese gli studi in medicina specializzati in psichiatria.

Quando scoppiò la guerra grazie all'influenza della sua famiglia e alla scuola per ufficiali riuscì a stare abbastanza defilato dalle zone più pericolose riuscendo a salvarsi la vita. Un destino diverso toccò al fratello

Finita la guerra ricominciò ad esercitare la professione di Psichiatra attivamente interessandosi principalmente ai reduci di guerra ed al Trauma da Trincea.

Segreti
Una vita abbastanza normale fin qui...se non fosse per un oscuro segreto che da anni si porta dentro.

Da piccolo venne "posseduto" da qualcosa, un periodo del quale non ricorda molto, ma nel quale si comportò in modo alieno, cominciando a parlare lingue dimenticate...i genitori furono costretti a chiamare un esorcista che lo sottopose per 3 gironi e 3 notti a provanti riti di abiurazione....ma niente ebbe effetto.

Alla fine un' amica di sua madre le presentò la sua domestica (Nonna di Anita Martini - pg claudia) dotata di certe capacità e grazie a quelle riuscì a scacciare ciò che aveva dentro.
Alla fine ala presenza lasciò il suo corpo e lui ritornò normale...ma Zeno crebbe sempre con questo dubbio, la scienza doveva poter spiegare, di comprendere, e fu per questo motivo che si avvicinò alla psichiatria.

Voleva cercare di capire cosa successe quando era piccolo e come riuscì a guarire.
Tentò di contattare anche l'anziana signora che lo aveva guarito ma ormai era morta.

Cominciò a studiare il "Trauma da Trincea" che mostrava patologie simili alla sua, per capirnele origini e trovare una cura.


Ma ecco che...

Futuro e incontro col sovrannaturale

Venne chiamato dalla famiglia de Neri, il loro figlio primogenito Filippo, reduce di guerra, stava male, la sua mente era molto malata al rientro dalla guerra. Si cominciò a comportare in modo strano fino a veri e propri deliri..
comunicare in lingue dimenticate e ad avere comportamento aggressivo.
Nonostante le medicine e le terapie più moderne non si riuscivano a notare miglioramenti determinanti, anzi certe volte si aggiungevano effetti ambientali inspiegabili, al punto che i genitori cominciarono a temere per una possessione demoniaca.
La signora de Neri allora decise di chiamare Anita Martina, (nipote della medium che aveva guarito Zeno da piccolo, molto somigliante a sua nonna) Ella sottopose il ragazzo alle sue cure alternative ma Zeno si oppose difendendo strenuamente la scienza e considerandola
una ciarlatana, tutta via però le sue "cure" riuscirono un minimo a ridurre gli effetti, esattamente come le medicine e la terapia.

Scoprì che la ragazza era la nipote della donna che lo esorcizzò da piccolo ma ancora era troppo giovane ed inesperta rispetto alla defunta nonna.

Pensò che per qualche assurdo motivo forse, unendo entrambe le cose avrebbero potuto salvarlo...purtroppo quando la terapia stava per dare dei risultati Filippo si suicidò gettandosi dalla finestra della camera.

Zeno non superò mai del tutto la cosa, ma qualcosa in lui gli ricordò che quello che aveva visto era molti simile a quello che lui aveva passato da piccolo...e forse li fuori ce ne sono altri come loro che potrebbero essere salvati, riuscendo a trovare la giusta terapia.

Propose quindi ad Anita (pg Claudia) una collaborazione, lei sarebbe diventata sua assistente, ed in cambio lei lo avrebbe aiutato a capire che stava succedendo ed a trovare una cura.

---------------------------------------------------------------------


Nome personaggio: Salvatore Guielmo - Nome di copertura Ambrogio Guielmi

Infanzia: Orfano e scappato dall’orfanotrofio dove veniva costantemente picchiato, è cresciuto nelle strade di Catania, unendosi ad una banda di piccoli criminali. Si è trovato sempre a suo agio con la violenza e col fatto di usare la forza per farsi rispettare. Ha usato anche la violenza per cercare di ottenere quello che voleva, uno degli eventi di svolta della sua vita fu l’aver preso con la forza una giovane ragazza perché non lo degnava delle attenzioni che lui voleva.

Adolescenza: Maria si chiamava, dopo la violenza questa ragazza non disse nulla
per evitare la vergogna, e come succede sempre in questi casi Ambrogio la prendeva ogni volta che voleva.
Lei era molto bella, e sebbene i membri della sua banda gli chiedessero se anche loro potessero usarla, lui
voleva tenerla perse. Emblematico fu il giorno in cui due suoi sgherri provarono a prenderla a su insaputa e lui li massacrò di botte. Ufficialmente fu un atto dovuto per proteggere i suoi “possedimenti”, ma forse c’era dell’altro che lui non ammise mai. La cosa andò avanti per molto, e più andava avanti più la ragazza si incupiva era come un oggetto nelle sue mani e lui cominciava a desiderare qualcosa di diverso, forse provava qualcosa per lei. Il giorno che decise di smettere di usarla come un oggetto il padre di Maria, stanco dei continui abusi alla figlia sparò ad Ambrogio col fucile da caccia e scappò via con la ragazza e la moglie. Miracolosamente il ragazzo è sopravvissuto, ed al suo risveglio gli raccontarono cosa successe e per la prima voltà provò un dolore più bruciante di quella rosa di pallettoni che lo colpì.

Maturità: Una volta uscito dall’ospedale si mise a cercarla ma non c’era modo di trovarla ed alla fine rinunciò. Il dolore lo trasformò in un violento, ogni occasione era buona per attaccare briga con qualcuno, fu in quel tempo che compì il suo primo omicidio. Uno sconosciuto in una bettola che pestò a sangue solo perchè lo aveva urtato. Fu li che si guadagnò il soprannome Lupunaru, (lupomannaro). In quel tempo un boss della zona, Don Norante ne capì il talento e lo ingaggio per scatenarlo sui suoi nemici con la promessa che avrebbe trovato Maria per lui. Fu addestrato nell’arte dell’omicidio e divenne una leggenda nell’ambito criminale italiano, il suo nome incuteva timore ovunque.
Un giorno un vecchia mavara siciliana, Donna Adriana, consigliere del suo Boss gli disse “Tu sei un lupo tra gli uomini, ma un giorno venderanno la tua pelle e diventerai agnello e solo allora scoprirai ciò che hai perso, e solo ritornando un lupo forse lo ritroverai” ma lui non le diede retta.
Col passare degli anni Norante però non riuscì a mantenere la sua parola, e Ambrogio cominciò a capire che era stato ingannato e scatenò la sua vendetta sul boss uccidendolo. Gli altri boss della zona gli furono grati ma ne capirono la pericolosità e lo consegnarono ai regi carabinieri.

5 anni dopo

Ambrogio ha fatto una vita da detenuto, nessuno lo importunava, ma si era chiuso in se stesso, catatonico, privo di qualunque volontà. Finchè un giorno non fece visita a trovarlo in carcere Maria, aveva una bambina piccola, di circa sei anni, Angela. Ambrogio sembro tornare dall’abisso nero in cui era sprofondato, e quasi pianse quandò scoprì che quella bambina era sua figlia, frutto delle violenze di anni prima. Perché lei gli spiegò che l’unico motivo percui la portò li fu una semplice bugia: la figlia non aveva ufficialmente un padre perché maria non era sposata, ma sarebbe stata una vergogna troppo grande quindi imbasti la scusa del marito in carcere e voleva far vedere alla bambina suo padre che c’era e non l’aveva abbandonata. Maria gli chiese di partecipare a questa bugia come risarcimento per tutte le violenze subite e lui accettò.
E cominciarono le visite, per anni, e anni, e anni ben altri 13.. Questa menzogna era diventata la realtà,
sembravano una famiglia, e in qualche modo sembrava tutto dimenticato. A breve Ambrogio sarebbe
anche uscito di carcere solo un altro anno e poteva davvero ricongiungersi a loro. Ma poi un venerdì 17 del

Vicende riguardanti l’ultimo periodo: …


Da ricordare: 1917, non vennero più, inspiegabilmente. Ambrogio usò tutto quello che aveva per trovarle svendendo
favori in carcere e alla fine arrivò alla amara verità. Maria era stata uccisa da qualcosa e Angela era stata rinchiusa in una clinica psichiatrica per mesi in toscana a causa del trauma di ciò che ha visto, non voleva più dormire per qualcosa sarebbe uscito da mondo dei sogni…e poi un giorno sparì anche lei dall’ istituto..scappò o la rapirono, nessuno lo seppe mai, sembrò come svanita nel nulla.
Ambrogio sentiva la sua speranza di una vita sgretolarsi come cenere nel vento, mancava solo un anno alla sua libertà ma non importava… trovò il modo di evadere in una notte di pioggia, arrancò nel fango mentre si strappava via la divisa da detenuto, e poi all’improvviso smise di piove ed il cielo si aprì mostrando un intensa luna piena. Doveva tornare ad essere il “lupunaru” come disse la magiara se voleva scoprire cosa fosse successo.
Tornò dai suoi ex compagni di carcere che gli rimediarono un po’ di attrezzatura ed un identità falsa e partì per la toscana.


Contatti: Malavita

Visione del mondo: E’ un uomo con un obiettivo, il mondo è un posto crudele, dove alla gente buona succedono cose brutte. Il predatore più grosso mangia quello più piccolo. Non c’è speranza e non c’è salvezza. Il più forte prende ciò che vuole. Non devi fidarti di nessuno-
Questo finchè non ha incontrato Maria, ed ha conosciuto suo figlia Angela. Forse le cose buone esistono e possono essere generate dalle persone cattive e forse un po' di speranza e pace è possibile attraverso di loro. Forse è compito delle persone forti proteggere le brave persone.
Deve però salvare sua figlia e per farlo non ci sono regole.

Avatar utente
Daermon
Adepto
Adepto
Messaggi: 102

Re: Bg dei PG - Champions Yig

Messaggio da Daermon » martedì 10 dicembre 2019, 19:08

Partecipo anch'io


Nome giocatore: Edoardo Dalla Via

Nome personaggio: Gioele Schmid

Età, data di nascita: 26 anni, nato il 2/6/1895
Sesso: Maschile
Stato civile: Celibe

Residenza: Comunità Amish di Bosco Vallemaggia (dal 1934 Bosco Gurin), nel Canton Ticino (Svizzera).

Famiglia: (specificare in questo campo, le generalità dei vari familiari: Padre, Madre, eventuali fratelli sorelle o figli e nipoti: Nome - Cognome - Età - Professione/occupazione)

Padre: … Samuel Schmid

Madre: … Hanna Schmid

Fratelli/Sorelle: … Adalbert, Rosamund, Jacobus, Lothar, Jan, Martha, Thomas, Dalila, Imelde, Rebecca (sorella adottiva, nata Stoltzfus)

Figli/Nipoti: nessun figlio, numero di nipoti incalcolabile (vedi sotto)

Altre parentele (solo se fondamentali per la storia del personaggio: ad esempio zii, nonni, cugini ecc): fondamentalmente l’intera comunità Amish di Bosco Vallemaggia è imparentata, visto che le famiglie nascono da parenti che si sposano tra loro.

Professione: bibliotecario. Diciamo che più che una professione è un ripiego, visto che da poco sta cercando di inserirsi nella vita di comunità per un forte ritardo di cui non è colpevole.

Grado di specializzazione: nessuno

Presso: la piccola biblioteca di comunità. Praticamente passa il tempo a leggere e dare una mano quando c’è bisogno a scuola.

Titolo di studio: ufficialmente nessuno, l’istruzione Amish è di fatto autogestita dalla comunità e svolta dai membri stessi che si dedicano all’istruzione dei più giovani.

Elementare
Media voti: vedi sopra
presso: vedi sopra
Media
Media voti: vedi sopra
presso: vedi sopra
Media superiore
Media voti: vedi sopra

Laurea: vedi sopra

Laureando in: vedi sopra
Anno di studi: vedi sopra
Presso: vedi sopra

Interessi vari (hobbies): lettore curioso e grande devoto. Ora che ha fatto i primi passi fuori dalla comunità Amish si sente un pesce d’acquario che ha scoperto l’oceano.

Background storico
In questa sezione inserire eventi fondamentali di ogni fascia (dove ha abitato, rapporti interpersonali, eventuali avvenimenti psicologici alienanti: es. morti improvvise e/o violente di persone care, shock in genere, eventualmente, primo contatto con soprannaturale)

Infanzia: la consuetudine Amish di figliare tra parenti, anche stretti, li rende più soggetti alla Sindrome di Crigler-Najjar e in casi più rari anche a Kernittero. Ne sono più soggetti i neonati e Gioele è tra questi. Nove bambini su dieci non superano questa condizione: Gioele è il decimo. I primi anni della sua vita sono particolarmente difficili per la famiglia: Gioele è quasi un vegetale. Riesce a nutrirsi e a sopravvivere con le attenzioni dei genitori che si rifiutano comunque di attaccarlo a una macchina moderna e sono convinti di riuscire a superare questa Prova del Signore con le loro sole forze. E riescono ad avere ragione. Gioele riceve lezioni serali di matematica e italiano dal padre, che di giorno si occupa della scuola all’interno della comunità. Al suo fianco c’è sempre la sorella adottiva, Rebecca, affezionatasi a lui, essendo reietta anche lei. Attorno ai 10 anni di età, il braccio di Gioele vince gli spasmi e riesce a scrivere, dimostrando al padre che tutte quelle lezioni non sono state vane. Ma questo è solo il primo, piccolo, che segnerà la vita del figlio.

Adolescenza: (niente di rilevante rispetto a infanzia e maturità)

Maturità: nell’età della Rumspringa, tra i 16 e i 20 anni, i giovani della comunità si allontanano per vedere cos’ha da offrire il mondo al di fuori della comunità, per poi decidere se tornare o meno e nel caso ricevere il sacramento del battesimo. Gioele guarda con invidia i suoi coetanei, ma per lui quest’esperienza è fuori discussione. Continua a vivere in casa accudito dai genitori che cominciano, col passare degli anni, a mostrare segni di fatica nel perpetrare la prova di fede assegnata.
Poi, un giorno, il miracolo: Gioele guarisce. Svaniscono le paralisi, le apnee e tutte le condizioni che lo costringevano a letto e alle cure dei genitori. Da un giorno all’altro è un ragazzo normale, come tutti gli altri. Ha 24 anni quando si sveglia e comincia a vivere davvero. Cerca d’integrarsi subito nella comunità e frequenta la scuola con i bambini, ma cambia classe rapidamente visto che ricordava tutte le lezioni del padre. In pochi mesi riesce a integrarsi e viene assegnato alla mansione di bibliotecario visto che non era raro per lui riscontrare qualche ricaduta in termini di paresi improvvise e crisi respiratorie, ma per lo più passeggere, quindi gli vengono evitati i lavori faticosi o rischiosi. Questo gli consente di leggere e sfogare la sua curiosità appieno, sempre con il desiderio, un giorno, di poter sperimentare anche lui la Rumspringa e vincere la sua paura per l’ignoto mondo che lo aspetta là fuori.

Vecchiaia: gli investigatori non arrivano alla vecchiaia nel Richiamo di Cthulhu

Vicende riguardanti l’ultimo periodo: il giorno del miracolo di Gioele è anche il giorno in cui è iniziato l’incubo della comunità di Bosco Vallemaggia. Non si contano i funerali officiati nelle case del villaggio negli ultimi anni, e alcuni non possono far a meno di notare la cadenza puntuale con cui si verificano i decessi, o ancor peggio le sparizioni. Timorati di Dio, nessuno ha osato puntare il dito verso la strana coincidenza, ma col dubbio che serpeggiava tra tutti l’intera comunità ha deciso di concedere ai fratelli Schmid una tardiva Rumspringa.
Loro ne sono felici: possono finalmente vedere com’è il mondo là fuori, sicuri di volerlo rinnegare per tornare a Bosco Vallemaggia e ricevere il sacramento del battesimo e con esso ufficializzare la loro maggiore età, la definitiva integrazione in comunità e chissà, forse sposarsi.
La comunità si sente in parte in colpa per lasciare due miracolati nelle fauci del mondo, ma non può smettere di pensare che, forse, con questo atto le zanne più temibili saranno lontane da loro.

Da ricordare: tutto ciò che concerne gli Amish, mi sa che si fa prima così: https://it.wikipedia.org/wiki/Amish
Particolarmente importante il voto di non violenza: per nessuna ragione impugnerò mai un’arma o alzerò volontariamente il mio pugno verso un’altra creatura di Dio.

Malattie: Sindrome di Crigler-Najjar che ha portato a Kernittero.

Contatti: praticamente nessuno.

Visione del mondo: la vastità del creato di Nostro Signore è troppo per la mente di un umile fedele. Tutti i continenti del mondo e le terre inesplorate non valgono il calore di un focolare amico. La Rumspringa mi terrorizza ma voglio portarla a termine per meritarmi il battesimo e portare avanti la comunità.

Avatar utente
Perrin
Neofita
Neofita
Messaggi: 10

Re: Bg dei PG - Champions Yig

Messaggio da Perrin » martedì 10 dicembre 2019, 20:25

Nome personaggio: Augusto Piccolomini

Età, data di nascita: 29 anni Siena 14/09/1891
Sesso: Maschio Stato civile: Celibe

Residenza: Siena, via di Pantaneto

Famiglia
Padre: Enea Piccolomini

Madre: Agnese Banci

Fratelli/Sorelle: Achille Piccolomini (1890), Margherita Piccolomini (1895), Caterina Piccolomini (1901).

Figli/Nipoti: X

Altre parentele(solo se fondamentali per la storia del personaggio: ad esempio zii, nonni, cugini ecc): vedi storia


Professione: Docente Universitario


Titolo di studio: Laura in Scienze dell'Antichità

Studi inferiori
Non frequenta, riceve un'istruzione privata dall'italo-inglese Rosa Smith. Sviluppa interesse nelle discipline umanistiche.

Liceo
Liceo Guicciardini di Siena. Voti nella media alta.

Laurea: Laura in Scienze dell'Antichità


Anno di studi: 1909-1914
Presso: Università di Roma

Interessi vari (hobbies): Riuscendo a fare del proprio interesse un lavoro si considera fortunato. Ovviamente la relativa fortuna familiare gli ha permesso di coltivare anche ulteriori interessi, come quelli di musica classica.

Background storico

Augusto Enea Piccolomini nasce da un ramo secondario della storica famiglia senese dei Piccolimini.
Il padre, Enea, di mestiere avvocato, classe 1858, si sposò con Agnese Banci (1864) nel 1889, dopo aver brillantemente difeso la famiglia pratese dei Banci in una contesa territoriale. Gli sposi, provenendo entrambi da famiglie benestanti possono permettersi di coltivare hobby ed interessi, in particolare quelli relativi all'arti ed alla storia. Nel 1890 nasce il primo figlio, Achille. Questo sceglierà più tardi, secondo la volontà paterna, di prendere gli studi giuridici, così da continuare l'attività familiare. Augusto nascerà l'anno successivo.
Nonostante la secondarietà del ramo ad entrambi i figli sono state ricordate fin da piccoli le glorie ed i lustri della famiglia; per questo si sono trovati spesso in competizione nel cercare di riuscire a soddisfare le aspettative, impegnandosi al massimo per non deludere il padre.
Ricevettero un'istruzione privata che gli permise di apprendere al meglio, come si usava nelle famiglie benestanti di allora. Quando fu il momento venne mandato al Liceo Guicciardini di Siena, dove, Augusto poté coltivare al meglio l'interesse nella storia ed archeologia sviluppato per l'influenza della tutrice Rosa Smith, e della famiglia stessa. Terminato il liceo intraprese gli studi in archeologia presso l'Università di Roma, laureandosi nel 1914. Spalleggiato dal padre, che approvava la strada intrapresa dal secondogenito, in quanto evitava in potenza problemi di successione dell'attività, iniziò a collaborare con il Museo Archeologico di Firenze, in missioni sul territorio ed all'estero. L'anno successivo,durante un viaggio che legava interessi personali e motivazioni lavorative (ricerca di opere e creazione di contatti esteri), stava ripercorrendo i luoghi che avevano visto la nascita e lo sviluppo della grande Grecia. Arrivato là in solitudine aveva ben presto trovato un gruppo con cui condivideva interessi e scopi e con loro programmava gli spostamenti e le tappe: William Smith, un inglese che gli procurò dei contatti per andare sull'isola di Creta e vedere con i propri occhi le recentissime scoperte di Sir Arthur Evans presso Cnosso, Otto von Richtofen, un aristocratico di buona famiglia viennese, con interessi classici, ed infine il compatriota Antonio Bianchi, di qualche anno di vecchio, che fu una sorta di guida per Augusto.
Apprese durante la visita di creta che il 28 giugno era stato assassinato l'erede dell'Impero Austro-Ungarico, ma, sperando che la situazione si risolvesse al meglio e sommerso dalla tanta bellezza ispiratagli dalle rovine della vecchia civiltà decise di non prestare ascolto ai consigli nelle lettere della famiglia. E così allo scoppiare delle ostilità si ritrovava su suolo ottomano. Erano proprio quelli i giorni in cui infatti, avevano programmato di vedere la Troia di Schlimann. La situazione si sviluppò con molte difficoltà, l'impero ottomano infatti si legò subito a quello austro-ungarico, facendo del Piccolomini e del suo gruppetto, dei nemici sul suolo straniero. Dopo varie peripezie e la perdita di Bianchi, colpito da una pallottola durante una rocambolesca fuga, riuscirono, soprattutto grazie all'aiuto di von Richtofen a riparare sul suolo greco. Qui dovettero attendere la fine della guerra prima di riuscire a tornare in Italia. Augusto si richiuse nel proprio lavoro, con poche notizie da casa e tante preoccupazioni, trovando così agganci presso le associazioni archeologiche di Atene.
A fine della guerra riuscì a tornare a casa: la guerra gli aveva portato via due zii (Alfonso e Gabriele Bancif) ed il nonno (Silvio Piccolomini). Grazie ai contatti che aveva sviluppato in Grecia venne assunto nuovamente dal Museo con il quale avviò anche diversi scavi archeologici.
A giugno dell'anno scorso, infine, gli è stato offerto anche il ruolo di Docente presso l'Università degli Studi di Siena, ad ora per un periodo di tre anni.


Personalità e varie:
Augusto resta molto legato alla propria famiglia, alla propria città ed alle tradizioni. Ha spiccati interessi nella storia e nell'archeologia, così come nelle arti pittoriche, letterarie e musicali. Poco interessato ai recenti sviluppi dell'astrattismo, crede che tali opere non possano competere con i capolavori classici, neoclassici o romantici; vuoi mettere un quadro di Delacroix con uno di quelli di quel tipo nuovo, quello spagnolo, Picacoso laggiù. Osservante cattolico, come si conviene a persone di un certo stato, resta nel personale molto poco convinto dell'esistenza di un Dio, soprattutto quello
Attualmente in vita e non troppo pazzo: Prof. Augusto Enea Piccolomini

Avatar utente
-Nemo-
Cultista
Cultista
Messaggi: 279
Località: Lucca
Contatta:

Re: Bg dei PG - Champions Yig

Messaggio da -Nemo- » martedì 10 dicembre 2019, 22:06

Via, partecipo anch'io!

Andrea Balestri

Data di nascita: 4 Maggio 1897
Sesso: maschile
Stato civile: celibe

Residenza: Lucca quartiere cittadella

Padre: Arrigo, classe 1874, facchino presso le Regie F.F.S.S. - scalo merci stazione di Lucca. Negli ultimi anni la sua posizione lavorativa è sempre peggiorata a causa della crisi economica e si è adattato a svolgere quasiasi tipo di mestiere.

Madre: Elvira Pierini, classe 1876, sarta e ricamatrice a cottimo in casa. Riceve saltuariamente lavori da varie ditte di confezioni e merceria.

Fratelli/Sorelle:
- Giuseppe, classe 1895, il fratello maggiore a cui era estremamente legato, morto in guerra nel'17 sull'Isonzo;
- Bruna, n.1899, operaia presso la Coats Cucirini Cantoni, sposata con Paolo Quilici, meccanico presso le rimesse della Autotrasporti f.lli Lazzi, a S.Anna sulla via Sarzanese. Dopo il matrimonio vivono a S. Marco;
- Giuliano, n.1904, apprendista presso la Officine Meccaniche Lenzi, in via Guidiccioni a S.Concordio;
- Marianna, n.1908, va ancora a scuola e vorrebbe continuare a studiare.

Figli/Nipoti:
Antonio, n.1919, primogenito di Paolo e Bruna.

Professione:
-(ufficiale) garzone a cottimo presso Pizzicheria Ragghianti – Borgo Giannotti Lucca
-(effettiva) malvivente

Grado di specializzazione: membro della banda di Sante Pollastri

Presso: varia. Solitamente nord Italia, viene chiamato ogni volta che si prepara un colpo.

Titolo di studio: terza elementare
Media voti: 5,5 -6
presso: Regio isitituto Dante Alighieri – piazza S. Maria Bianca Lucca

Interessi vari (hobbies): Grande appassionato di ciclismo, è a sua volta un discreto ciclista dilettante, che non sfigura nelle granfondo amatoriali. Ha di recente usato alcuni proventi del malaffare per acquistare una velocissima Bianchi presso la ditta Carminati. Segue con particolare ardore le corse a tappe, in cui ama seguire le vicende dei suoi corridori: Belloni, Azzini e il campionissimo Costante Girardengo. Pollastri, compaesano e a sua volta tifoso di Girardengo, gli ha promesso un giorno di farglielo conoscere.

Background storico

Infanzia:
1897-1908 Beata gioventù!
Essere il secondo figlio, comunque maschio e a poca distanza dal primogenito, garantisce al piccolo Andrea un'infanzia tutto sommato spensierata, fatta di giochi col fratello più grande e con gli altri ragazzi del quartiere. La scuola non si rivela il suo ambiente ideale, si dimostra intelligente ma poco incline alla disciplina. Comunque vista lasituazione finanziaria della famiglia i genitori non gli fanno proseguire gli studi oltre l'obbligo.

Adolescenza:
1909 – 1915 Gambe in spalla e lavorare!
Le bocche da sfamare aumentano, i soldi non bastano e anche Andrea deve contribuire al mantenimento della famiglia. Svolge via via una serie di piccoli lavori: raccoglie carte e metalli, è bracciante in campi, vigne e uliveti, infine garzone per attività commerciali. E' qui che, per le consegne e l'approvvigionamento di merce, scopre la sua grande passione per la biciletta. Pedalare su e giù per la città, sia pure con una pesante bicicletta da lavoro, è per lui piacevole, e poco importa che sia per consegnare il pane o trasportare balle di stoffa dalla stazione a una merceria. Si stabilizza infine presso la Premiata Pizzicheria Ragghianti, in Borgo Giannotti.

Maturità:
1915-1918 – La Grande Guerra
L'entrata del regno nel conflitto lo vede immediatamente coscritto e spedito al fronte, così come il fratello maggiore. I due sono però separati, e assegnati a due diversi reparti: Andrea sulle Dolomiti, Giuseppe nel Carso. Si vedranno solo saltuariamente, in occasione di periodi di licenza. E' un periodo cupo, di grandi privazioni e sofferenze, che culmina con la ricezione della notizia, durante i giorni della battaglia di Caporetto, della morte del fratello maggiore. Il dolore è inoltre incrementato dal fatto che, sulle prime, suo fratello è indicato non come morto in combattimento, ma come fucilato per diserzione e fuga davanti al nemico. Queste prime notizie sono successivamente smentite nei bollettini ufficiali, ma segnano profondamente l'animo di Andrea, che inizia a pensare seriamente all'utulità effettiva della guerra, della violenza organizzata, ed a quanto spesso lo Stato si riveli solo un padrone violento per i sui sudditi.

Vicende riguardanti l’ultimo periodo:
1919 – Il Bandito e il Campione
Tornato a casa vivo dal conflitto, riprende a lavorare alla Pizzicheria Ragghianti. I tempi sono però tumultuosi: il paese è in piena crisi economica postbellica, la situazione politica è turbolenta, e le prospettive sono assai incerte. Accetta comunque di lavorare a chiamata, in alternativa alla disoccupazione, ed è disponibile a qualsiasi incarico, anche gravoso, visto che adesso, morto il fratello maggiore, si sente sulle spalle una grande responsabilità di contribuire alla famiglia.
Nella primavera del'19, mentre si trova a Colonnata per ricevere un carico di Lardo da trasportare a Lucca, a causa di un guasto al furgone è costretto a pernottare in loco un paio di giorni, in una locanda frequentata da camionisti e cavatori. Invitato ad unirsi per un giro di briscola, quando la discussione finisce sul ciclismo fa la conoscenza di uno dei presenti, originario di Novi Ligure: Sante Pollastri.
I due trascorrono la serata a parlare, insieme al resto del gruppo, non solo di passi montani e volate in piedi sui pedali; il discorso si sposta presto su temi quali la libertà, lo Stato, la crisi economica, il lavoro, e un tema in cui i cavatori carrarini sono assai preparati e convincenti: l'Anarchia.
Al ripartire dalle Apuane, oltre al lardo porta con sé una nuova convizione in testa. Quel Pollastri...ha ragione.
Si rivedranno spesso, fino all'estate. Sante è un po' qui e un po' là, sempre in movimento. Spesso è a Viareggio o Carrara, e questa frequentazione fa sì che due diventano via via amici. A tal punto che, una sera, Sante propone ad Andrea l'inimmaginabile: prender parte ad una rapina in una banca di Torino.
Andrea rimane come pietrificato alla proposta, quasi non ci crede sulle prime. Poi, però, pensa alla sua situazione economica, alla miseria, a quanto accaduto...e accetta.

La sua carriera di criminale nella banda di Sante Pollastri – detto Pollastro – è fulminante. Da subito si inserisce tra i ranghi dei delinquenti con la sua abilità di combattimento, la sua tenacia, e il suo essere un ottimo ciclista, ottimo, oltre che per fughe ed appostamenti, per cementare il rapporto con gli altri, a loro volta appassionati. Si guadagna il soprannome di “Barba” per la sua abitudine di portare, appunto, la barba, cosa decisamente fuorimoda ma decisamente utile in caso si debbano camuffare rapidamente i connotati.
Mantiene per copertura il lavoro alla pizzicheria, ma diventa un pendolare del crimine: ogni tanto gli arriva un telegramma o una cartolina, apparentemente di saluti, lui prende il treno e va dove è stato chiamato per il colpo. Grazie alle conoscenze alla stazione, viaggia anche su convogli merci, di nascosto.
Fino all'inverno del '19 partecipa a tre colpi: il primo in banca a Torino, il secondo in una gioielleria cuneese e il terzo in un ufficio postale di Genova. Proprio nel terzo, che culmina con l'intervento dei carabinieri, si genera un conflitto a fuoco che lo vede uccidere un milite. E' la prima volta che spara a qualcuno dalla fine della guerra, e la cosa lo colpisce molto profondamente. Ma non reagisce vergognandosene. Spinto dai complici, arriva quasi a vantarsene, a fane un punto d'orgoglio. Rapina e lotta contro il sistema, rivolta e assassinio, sono ottimi motivi per giustificarsi.
I proventi delle rapine, inoltre, gli consentono di migliorare il tenore di vita della famiglia. Non di molto, che parecchi “favori” vanno pagati e cari, ma aiutano eccome. I suoi parenti sospettano qualcosa al vedere aumentare la disponibilità di denaro, ma lui fa credere di essere entrato nel gioco d'azzardo con scommesse clandestine sui ciclisti e loro, soddisfatti degli introiti extra, accettano di buon grado la storia.

Incubo di una notte di Mezzo inverno

E' a Dicembre '19 che gli si prospetta davanti, inaspettata, la possibilità di un vero e proprio colpo grosso. Da un basista riceve, a complemento dei soldi per la refurtiva, un'informazione notevole: l'intera famiglia del marchese fiorentino Sforzi Colonna si sarebbe trasferita in Spagna per almeno due mesi, lasciando la loro villa sulle colline in mano a un ridottissimo numero di servitori.
Immediatamente gira l'informazione a Sante, che inizia a preparare il colpo. Viaggi nella zona, appostamenti, verifiche. La cosa si farà pochi giorni dopo la partenza dei padroni, nel momento di massima rilassatezza e lassismo. La banda si organizza per introdursi all'interno di notte, il più di nascosto possibile, dopo aver lasciato nei paraggi un furgone per la fuga dal pomeriggio, nascosto nei boschi.
Tutto è pronto, quando una notizia rischia di far saltar tutto: Pollastri, cadendo di bicicletta, si è slogato una caviglia e non può camminare. Ma non si può lasciar perdere un'occasione così, quindi è lui stesso a dire di andare ugualmente.

La sera dell'11 Gennaio 1920, silenziosi, quattro ciclisti arrivano al cancello di servizio della villa: sono Barba e i tre complici Bestia, Mano di fata e Biondino.
Rapidi e silenziosi, i quattro si intrufolano oltre il cancello. Bocconi avvelenati per i cani vengono sparsi nel giardino, e una piccola scorta viene tenuta a portata di mano, mentre si dirigono verso la villa chiusa.
Forzare le serrature non è un problema per l'abile Mani di fata, e il gruppetto si introduce nel piano nobile per inizare la razzia. Tutto è silenzioso in casa, ed ognuno si dirige rapidamente verso le stanze che gli erano state assegnate in precedenza. Barba deve andare nello studio, ed è quando vi entra che il sangue gi si gela nelle vene.
Lo studio non sembra affatto quello di una persona partita per un lungo viaggio. Molti tomi, aperti, occupano la scrivania, e un mozzicone di sigaro è appoggiato sul bordo di un posacenere d'argento. In più, la teca che contiene antiche armi sulla parete è aperta, e da essa paiono mancare...un paio di spade o qualcosa del genere, a giudicare dai supporti.

La casa non è vuota.

Il primo istinto è quello di scappare, darsela a gambe. Ma subito dopo subentra la lealtà nei confronti dei compagni, il legame ormai di sangue (altrui) che si è creato. Andrea decide di scendere, ed avvisarli che è meglio andare via. Subito.

Ma non fa in tempo ad uscire nel corridoio, che un urlo riecheggia dalle scale. Si precipita giù, impugnando la pistola, per arrivare nell'androne e trovarlo illuminato da una luce soffusa, come di candele, che proviene dalle scale verso il sotterraneo.

Con mano tremante e sudando freddo, impaurito come mai più gli era accaduto dai tempi della guerra, si appiattisce al muro per studiare il da farsi quando una nuova serie di urla lo fa raggelare. Rumore di passi di corsa, grida, e ad un certo punto una figura che sale dalle scale correndo: lo riconosce, è il Biondino!
Devono averlo beccato, ha in mano il sacco pieno di roba e pare zoppicare. Arrivato in cima alle scale, si ferma per un attimo, come assorto.

E poi, l'incredibile.

Dall'interno del suo sacco, senza alcun preavviso, una fiamma si materializza e lo avvolge. Di colpo, il poveretto si ritrova trasformato in una torcia umana, dimenandosi mentre manda urla strazianti. Andrea lo guarda impietrito dall'orrore, che gli impedisce ogni singolo momimento. Ed è ancora fermo quando inzia a sentire la cantilena. Incomprensibile, alienante, blasfema. Parole di chissà quale lingua che si susseguono in una melodia ammaliante. Che lo tiene bloccato, paralizzato, mentre dalle scale la luce iniza proiettare delle ombre, sempre più nitide e minacciose.

Vorrebbe fare qualcosa, urlare, scappare, ma no ci riesce. Pietrificato, non può che assistere inerme alla fine dei movimenti e della vita del suo complice, mentre un odore dolciastro di carne bruciata ammorba l'aria, e i fumi paiono danzare al suono sempre più forte della litania.
Poi, le figure. Escono in fila, come in processione. Lente ed incappucciate, apparentemente incuranti di ciò che accade. Ognuno porta qualcosa, una candela, un libro, un oggetto prezioso di sempre più strana fattura, mentre canta andando verso il salone della villa. Il primo gruppo passa intorno ai resti carbonizzati come se fosse esattamente previsto di trovarli lì, e si dispone a cerchio.
Dopodichè arriva il secondo gruppo. Portando l'orrore.
Teste, occhi, organi interni. Questo portano in mano i membri del culto blasfemo, e l'orrore è ancora più grande quando, tra esse, riconosce la testa di Bestia, ancora grondante sangue su un vassoio d'argento.
I due gruppi iniziano a girare, come in un blasfemo girotondo da bambini, intorno al corpo carbonizzato, cantando i loro inni blasfemi. Girano, una, due, tre volte. Poi, sempre cantando, si incamminano verso il salone davanti agli occhi del terrorizzato Andrea, nascosto sulla scala buia.
Solo due di loro rimangono, e si chinano sul corpo, iniziando a smembrarlo con un pugnale d'argento!

E' troppo per Andrea: presa la mira, assesta due colpi precisi nel petto dei blasfemi figuri. La voce mortale della Beretta 15 si sostitusce al canto blasfemo, poi il silenzio.

L'incantesimo è rotto. Con un balzo, è sopra i cadaveri. Li spoglia rapidamente di ogni oggetto prezioso che hanno addosso – e dio, se ne hanno! Medaglioni, bracciali, gli stessi pugnali devono valere una fortuna!

Questione di secondi ed è fuori, nella notte. Impossibile andare verso il punto dove è nascosto il furgone, è dall'altra parte. Si dirige alle biciclette, mentre nel giardino si iniziano a vedere luci e sentire il latrare di cani, e l'Isotta dei marchesi viene avviata ed estrata dalla rimessa. Arrivato, salta in sella e se la dà a gambe nella notte, pedalando come se a inseguirlo fosse la Morte in persona. Ed è certo che sia così.

Da ricordare: Non si è ancora ripreso da quella sera. Ha parlato della cosa a Sante, che si è limitato ad ascoltarlo, laconico come sempre.
“Poveri diavoli, Lorenzo, Gino e Armando.” è stato tutto il suo commento. Chiamando, cosa questa assai rara, per nome i complici morti.
Ha ancora con sé la refurtiva. Oggetti sicuramente preziosi, ma di una fattura talmente strana che esita a proporli a qualsiasi ricettatore.

Malattie: La guerra ha lasciato un profondo segno nei suoi polmoni e nei suoi occhi, colpiti dal gas durante un attacco. Per questo motivo porta gli occhiali e, pur amando il fumo, non può abusarne pena forti attacchi di tosse.

Contatti:
Sante Pollastri, detto Pollastro, capo della banda;
Ermanno Milani, ricettatore, vive nel quartiere di Pelleria;
Giuseppe Santi, guardiano dello scalo merci di Lucca, utilissimo per spedire e spedirsi sui convogli.

Visione del mondo:
“Ho le mie idee. Tutti questi capi, dove ci stanno portando? Alla povertà. Rubo perchè altrimenti farei la fame, ammazzo se serve a impedire che ammazzino me.”

[Center]----------------------[/center]

Armando Bacci

Data e luogo di nascita: 4 Maggio 1892 ad Arkham, Massachusets

Sesso: maschile
Stato civile: celibe

Residenza: Capannori loc.Tassignano (LU)

Padre: Ernesto “Ernest” Bacci, n.1854 m.1920. Figlio di mezzadri ed emigrato in cerca di fortuna in giovane età, in America inizia a lavorare come bracciante in una vasta proprietà tra Dunwich e Arkham, nel Massachusets. Si mette rapidamente in buona luce con i proprietari, venendo rapidamente nominato fattore. Col tempo, arriva a un tale grado di intimità coi padroni da frequentare, corteggiare e sposare la loro figlia, con cui vive felicemente fino alla sua morte di parto nel dare alla luce la prima figlia femmina, la quartogenita Annamaria. Dopo quell'evento tragico, la sua vita assume una spirale discendente, che lo porta in pochi anni a decidere di tornare in Italia con grande scorno dei suoceri. Una volta rientrato, acquista dei terreni e mette su un'azienda agricola avanzata, che prospera grazie alle sue conoscenze e metodi avanzati appresi oltreoceano. Muore però, insieme al figlio primogenito, in un incidente di caccia agli inizi del 1920.

Madre: Mary Anne Whateley, n.1861 m.1902. Originaria della valle del fiume Miskatonic, nel Massachusets. Figlia dei proprietari terrieri dove Ernesto era finito a lavorare come agronomo e fattore, col tempo si innamora di quell'italiano intraprendente e dinamico, al punto da ottenere dal padre l'autorizzazione a sposarlo. Nei ricordi di Armando è donna severa e dedita a casa e famiglia, affettuosa in privato ma poco incline alle frequentazioni sociali. Il suo matrimonio con Ernest è, nonostante alcune difficoltà iniziali nel dare al marito dei figli, il definitivo consolidamento della di lui fortuna come emigrante, e pare destinato ad esser coronato dalla felicità. Tutto questo viene spazzato via quando, dando alla luce la prima figlia femmina dopo tre maschi, Mary Anne muore durante il parto.


Fratelli/Sorelle:
- Alessandro “Alex”, n.1883, m.1920. Figlio primogenito e orgoglio di suo padre. Come lui, era persona intraprendente e caparbia, ed ha sempre vissuto in sintonia con lo stile di vita dei genitori, seguendo le loro orme nella gestione delle fattorie di famiglia, ed arrivando a meritarsi l'iscrizione agli studi di agronomia presso la Arkham Miskatonic University. La crisi familiare succeduta alla morte della madre, però, spezza le sue aspirazioni con il ritorno in Italia. Anche nella sua terra d'origine, però, non si perde d'animo e supporta il padre nell'allestire l'azienda agricola più avanzata possibile. E' recentemente morto insieme a lui in incidente di caccia.
- Raimondo “Ray”, n.1898. Fratello minore di Armando, era ancora solo un bambino al momento del ritorno in Italia: non ha quindi ricordi chiari nè della madre, nè della vita in America. Sin dall'infanzia dimostra grandi doti in campo tecnico e meccanico, che perfeziona andando a bottega in un'officina meccanica. Allo scoppio della Grande Guerra si arruola come autiere-meccanico, e durante il conflitto, nonostante rischi e privazioni, affina le sue conoscenze ed abilità. La sua passione contagia anche Armando, che diventa grazie a lui un fautore della meccanizzazione in agricoltura. Terminato il periodo di lutto per la morte del padre e del fratello, sta per convolare nozze con Agnese Lupori, onesta ragazza di paese figlia del fornaio.
- Annamaria, n.1902. La madre è morta dandola alla luce, e subito dopo il padre ha deciso di rompere ogni legame con i parenti americani e tornare in Italia. Nonostante la mancanza di una figura materna è cresciuta sana e in salute, ma dopo la morte del padre e del fratello è entrata in una crisi da cui non sembra esserci via d'uscita, come se gli fosse venuto a mancare un sostegno indispensabile, e che sembra avere origini oscure.

Altre parentele(solo se fondamentali per la storia del personaggio: ad esempio zii, nonni, cugini ecc):
- Nathan Whateley (nonno materno): nei suoi ricordi di bambino è forte il concetto di lui come padrone di tutto entro i confini della proprietà: terreni, edifici, cose, animali e...persone. Parenti inclusi.
- Preston Whateley (zio, fratello maggiore della madre): i suoi figli, i cugini Eric e Linda, erano i principali compagni di gioco di Armando durante la sua infanzia; il più forte ricordo che lui ha dello zio, però, sono le sue urla verso il cognato in una riunione a porte chiuse tra lui, Ernesto e nonno Nathan poco dopo la morte di mamma Mary Anne, che il piccolo Armando stava provano ad origliare. Ad un certo punto la voce dello zio non pareva quasi più la sua, e le parole che pronunciava erano incomprensibili, come se si trattasse di un'altra, strana lingua. Il giorno dopo, suo padre avrebbe annunciato di voler tornare in Italia.

Professione: Possidente

Grado di specializzazione: Proprietario e amministratore dell'omonima azienda agricola

Presso: Piana di Lucca; frazioni di Tassignano e Paganico per colture in piano, area del Compitese per vigneti e uliveti.

Titolo di studio:
- ginnasio
Media voti: 7 1/2 - 8
presso: Regio liceo “N.Machiavelli”, via degli Asili 35, Lucca.

- scuola elementare
Media voti: 7 – 7 1/2
presso: St.Blaine primary school, 134 Compton road, Dunwich – Massachusets.



Interessi vari (hobbies):

Pur ricadendo su di lui la responsabilità amministrativa dell'agricola Bacci, non disdegna il lavoro manuale, che trova quasi piacevole soprattutto se fatto in compagnia.
Gli piacciono le tradizioni della campagna, i balli e la musica dopo la trebbiatura, il mangiare e il buon vino.
E' persona più colta della media nel suo ambiente, ed è soddisfatto così.
Suo fratello Raimondo gli ha fatto amare la meccanica e i motori; insieme sognano di potersi, un giorno, comperare un'automobile.

Background storico

Infanzia:
1892 – 1901 La valle del Miskatonic
La sua nascita è accolta come una liberazione in famiglia: dopo la nascita del primo figlio, infatti, sua madre aveva perso due gravidanze una dopo l'altra, e tutti erano preoccupati circa la sua capacità rimanente di dare figli al marito Ernest. La questione è vista con una tale importanza che, per sicurezza, nonno Nathan paga per far eseguire il parto presso la clinica universitaria della Miskatonic university, ad Arkham.
Gli anni della sua infanzia sono anni di armonia familiare: tutta la famiglia vive nella grande tenuta nella valle del Miskatonic, tra Arkham e Dunwich, dove il tempo è scandito dalle stagioni e dai raccolti.
Sono anni spensierati, caratterizzati da un gruppo familiare numeroso ed unito. Alex, fratello maggiore, a causa della differenza di età gli fa quasi da secondo padre; sono quindi i cuginetti coetanei, Eric e Linda, quelli con cui cresce andando a scuola o giocando nei campi, con le bestie o lungo il fiume.
La nascita del fratellino Ray è accolta con goia da tutti, e il benvenuto al nuovo membro della famiglia è scandito da una bella villeggiatura estiva al mare con gli zii, nella vicina Kingsport, di cui tuttora mantiene un ricordo vivo ed entusiasta.

1902 La gioia si muta in tragedia
L'arrivo di un altro figlio scatena ulteriori preparativi: viene costruita una nuova cameretta nella grande casa dove abita la famiglia, e tutti si preparano ad accogliere il nuovo venuto con trepidazione. Armando compone a scuola un piccolo poemetto e realizza festoni per addobbare la casa assieme al fratellino e ai cuginetti, mentre suo padre guarda con affetto e riconoscenza a sua madre, pensando al futuro.
Futuro che si manifesta nel modo peggiore possibile. Il giorno della nascita, dopo un travaglio dolorosissimo e interminabile, mamma Mary Anne muore nel dare alla luce una bambina. Il pianto della neonata è l'unico suono a rompere il silenzio che, d'improvviso, si abbatte sulla casa e sulla famiglia.
Sono giorni terribili per tutti, di dolore a stento compensato dalla nuova nascita. I bambini, con la scusa di tenerli lontani dalla cupa atmosfera, vengono confinati tra loro. Armando però non ci sta, prova a intrufolarsi, a capire perchè la mamma sia morta e cosa stia succedendo adesso.
La sera dopo il funerale della povera Mary Anne, si mette a origliare alla porta dello studio del nonno Nathan, dove lui, zio Preston ed Ernest stanno tenendo un'accesa riunione che sfocia rapidamente in un feroce litigio. Volano urla e parole grosse, accuse reciproche su cose che il piccolo Armando non riesce a capire, anche perchè – gli pare – i tre uomini nemmeno stanno parlando in Inglese. Ad un certo punto ode chiaramente la voce dello zio Preston, distorta dall'ira fino a diventare un rantolo più bestiale che umano, pronunciare parole inesistenti e impossibili, ma dalla forte, quasi ipnotica musicalità: una minacciosa filastrocca che gli si imprimerà nella memoria e che ancora oggi ricorda, pur avendo sempre accuratamente evitato financo di sussurrarla.
Il giorno dopo suo padre, tenendo in braccio la neonata che ha deciso di chiamare Marianna, annuncia a lui e ai suoi due fratelli il loro imminente ritorno in Italia.

Adolescenza:
1902 – 1915 Ritorno nella terra degli avi
Nonostante l'atroce premessa, il ritorno in Italia non si rivela terribile. Forte di una notevole somma di denaro accumulata in America, Ernesto riesce a comprare dei vasti appezzamenti di terreno in provincia di Lucca e ad allestirci in pochi anni una fiorente attività. L'agricola Bacci, infatti, è condotta con le tecniche avanzate apprese durante il periodo statunitense dal padre e dal figlio maggiore, che aveva anche iniziato studi di agronomia assai avanzati per l'epoca, e prospera dando lavoro e benessere alla famiglia dei proprietari e ai loro lavoranti, trattati anche molto meglio rispetto alla media dei braccianti e mezzadri italiani.
Ernesto si rivela un padre premuroso e dedito, riuscendo a compensare, almeno in parte, la mancanza della figura materna ai figli, seppur con più difficoltà nei confronti dell'ultima arrivata Marianna. Costei vive infatti un'infanzia a metà, ma ciononostante cresce forte e attiva, anche se velata di tristezza e rimpianto per quella madre di cui porta il nome ma che non ha mai conosciuto, e che è morta nel darle la vita.
Il benessere però compensa almeno parzialmente il vuoto incolmabile, e la famiglia si fa forza della cosa.
Le cose vanno talmente bene che Armando può proseguire gli studi frequentando il ginnasio, a patto però che dia anche una mano alle attività di famiglia. Lui accetta di buon grado: lavorare e studiare non gli fa paura, essendo di indole molto operosa.
Terminati gli studi ginnasiali, ormai perfettamente inserito nel contesto e nella società italiani, prende volentieri il suo posto nell'azienda di famiglia, un pò lavorando nei campi e un pò occupandosi dell'amministrazione. E' infatti lui a curare gli atti legali ed economici, a perorare l'iscrizione alla SAI e ad essere inviato come rappresentate al consorzio agrario, del quale nel 1912 entra a far parte del direttivo, risultando a ventuno anni il membro più giovane.

Maturità:
1915 – 1918 La Grande Guerra
Nuove nubi si addensano però all'orizzonte, e la guerra bussa alla porta di casa Bacci come a quelle di tutta Europa. Forte dei suoi studi, Armando ottiene l'arruolamento come ufficiale di complemento, e con il grado di sottotenente serve in prima linea, dapprima sull'Isonzo, a seguire sull'Adamello e alle tre cime di Lavaredo.
L'esperienza bellica è allo stesso tempo probante e formativa per Armando: nonostante gli orrori e le privazioni, da uomo pratico e dinamico non si tira certo indietro dinanzi al dovere, e questo gli fa guadagnare la stima dei soldati a lui sottoposti, che lo vedono sempre al loro fianco anche nei momenti più difficili. E' la sua prima esperienza da solo a capo di qualcosa, senza suo padre o suo fratello a decidere per lui.
Grande però è il tributo che la guerra chiede in cambio: per tutta la durata del conflitto, Armando sente su di sè le responsabilità conflittuali del far bene, per non far sfigurare la famiglia, e del non morire, per risparmiargli un secondo lutto dopo quello, terribile, della madre. Inoltre sente come un peso anche la lontananza del fratello Raimondo, che in tutto il conflitto incontrerà solo tre volte: una Gorizia e le altre due in occasione di licenze a casa. Ha anche notizia di un certo Eric Whateley, che serve nel corpo di spedizione statunitense a Gorizia: prova a contattarlo con alcune lettere, ma senza mai ricever risposta.
L'esperienza lo segna molto a livello psicologico, e gli richiede anche un tributo fisico: durante uno scontro sulla Bainsizza nel'17, bersagliati dai gas austriaci, Armando aspetta che l'ultimo soldato del suo plotone si sia messo al sicuro, restando a dirigere personalmente i mitraglieri che coprono i suoi uomini ben oltre la durata dei filtri della maschera antigas. L'azione gli vale la riconoscenza dei suoi soldati e la promozione sul campo a tenente, ma gli costa occhi, viso e polmoni. Da quel giorno, infatti, perde alcuni gradi di vista che gli imporranno di portare gli occhiali, rimane col volto segnato al punto da costringerlo a farsi crescere una folta barba, e anche i suoi polmoni sono menomati, non gravemente ma abbastanza da fargli il fiato corto, ed imporgli di smetter quasi del tutto di fumare.
La convalescenza il recupero dalle ferite si mostrano però, a modo loro, provvidenziali: Armando è infatti lontano dal fronte nei giorni della disfatta di Caporetto. Appena dichiarato guarito, però, riprende comunque servizio, e arriva alla fine della Guerra quando, finalmente, riesce a prender congedo.

1919 Ritorno a casa
Al loro rientro dopo la guerra, Armando e Raimondo sono celebrati in famiglia come eroi, ma riprendono entrambi il lavoro ben lieti di essersi lasciati alle spalle la tragica esperienza. Durante il conflitto, l'azienda è andata avanti gestita da Ernesto che però appare ormai stanco, anche se Alessandro lo appoggia volentieri ed anche la giovane Annamaria, per quanto possibile, si ingegna per dare una mano: la mancanza di madre la ha fatta crescere a tappe forzate, ed è ora una fanciulla sana che presto cercherà il marito che si merita. Tempo che adesso il governo passi a chi è in forze per esercitare la responsabilità.
E che responsabilità! La crisi economica morde e il paese è in subbuglio, ma non è il momento di stare con le mani in mano: Armando è molto attivo per la modernizzazione presso il consorzio agrario; spinge, persuaso dal fratello minore, per l'acquisto di una locomobile e una trebbiatrice e le ottiene. La trebbiatura del '19, con la nuova macchina sbuffante a fare la fatica, è una festa per tutto il paese e la sera, nel suo studio adesso adornato da una teca con la sciabola e le medaglie ottenute in guerra (e con la Beretta 18 riscattata ben chiusa in un cassetto, che coi tempi che corrono non si sa mai), Armando pensa, mentre si beve una buona Biadina, che dopo tutto è arrivata anche per lui l'ora di cercar moglie.

Vicende riguardanti l'ultimo periodo:
1920 - 1921 Ancora lutto e dolore
E' una sera di Gennaio del 1920 quando ciò che Armando sperava finito si ripropone in tutta la sua crudezza: il maresciallo dei Regi Carabinieri, che conosceva la famiglia, è sinceramente dispiaciuto nell'annunciare che i corpi di Ernesto e Alessandro Bacci, dispersi dal giorno precedente, sono stati ritrovati senza vita nel bosco dove erano andati a caccia, entrambi con estese ferite da pallettoni.
E' l'inizio di un nuovo incubo. Il lutto cala di nuovo sulla famiglia come un pesante sudario. Ciò che si temeva accadesse con la guerra, è accaduto per un banale errore.
La più colpita è la giovane Annamaria, che si chiude in uno stato di autoisolamento quasi totale. Esce pochissimo di casa, mangia a forza, parla a monosillabi ed ha palesemente perso, con il padre e il fratello maggiore, quei punti di riferimento che avevano compensato l'assenza della madre.
Raimondo si fa scudo del suo esser dedito al lavoro, e delega la triste gestione della successione ad Armando “che di carte ci capisce più di tutti”.
E' proprio la successione a ridestare ricordi che Armando sperava di non dover più affrontare. Tra le carte del padre e del fratello, infatti, egli non trova soltanto i documenti circa la proprietà di beni e liquidi. Rinviene anche alcuni diari risalenti alla sua fanciullezza o forse anche a prima, che gli rivelano sotto una luce totalmente diversa la storia della sua famiglia.
In quegli appunti parziali, palesemente pagine strappate da un diario più ampio, i ragionamenti di suo padre riguardo a sua madre appaiono molto diversi da quanto si aspettava. I riferimenti a un “contratto di sangue” con nonno Nathan, a una lunga linea di eredi maschi “garantita finchè daremo ad essi ciò che chiedono, senza obiettare” e alla soddisfazione per “aver ottenuto il loro favore” emergono spesso da quelle pagine rovinate. Ma non sono la cosa più terribile.
La cosa più terribile è che molte righe, in quelle pagine, sono scritte in una lingua mai vista, che nonostante i suoi studi Armando non riesce a riconoscere, tantomeno ad individuare. Una lingua su cui nemmeno visite agli archivi di stato di Lucca e Firenze, e colloqui con sacerdoti e professori, sono riusciti a far luce. Una lingua che però, in cuor suo, Armando sa di aver sentito parlare, e nella quale ben ricorda una filastrocca dal tono malevolo, che tanto ha segnato la sua infanzia, da quella terribile notte nel 1902.
“Anche se tutto pare perduto, non voglio dargliela vinta” recita l'ultima nota del diario di suo padre, che ha la stessa data di quella notte blasfema “Ella è comunque continuazione della vita che ho dato, e non la avranno dopo quel che hanno fatto. Non mi importa delle loro minacce: con l'oceano nel mezzo, voglio vederli a riuscirci. E noi terremo alta la guardia.”

Insieme ai diari, Armando ritrova tra gli averi del padre una chiave: è di una cassetta di sicurezza della Miskatonic Rural Bank. Ad oggi non ne ha ancora parlato al fratello e alla sorella: ha seriamente timore di cosa potrebbe trovarci, e non lo attirano nè l'idea di tornare in America per aprirla, nè quella di farlo fare ad un intermediario.

Nel frattempo, però, nonostante lui e Raimondo abbiano alla fine elaborato il doppio lutto, Annamaria appare ben lungi dall'averlo fatto, anzi: la ragazza forte e in salute di ieri appare oggi gracile, taciturna e sempre distratta. Parla solo quando chiamata direttamente in causa, e ha frequenti crisi di pianto e disperazione.
Diversi medici interpellati hanno tentato le cure più disparate senza alcun esito.
La situazione è del tutto precipitata quando, nell'estate del 1921, poco dopo l'ennesima crisi con urla, pianti e disperazione, l'ormai stremata ragazza ha iniziato a sussurrare qualcosa tra i singhiozzi. Accostato l'orecchio per sentire cosa stesse dicendo, ad Armando si è gelato il sangue: quelle parole, incomprensibili e minacciose, avevano lo stesso suono, la stessa cadenza, la stessa aura di minaccia di quelle pronunciate dallo zio Preston quasi venti anni prima.
La chiamata da parte di alcuni contadini, giunti trafelati da fuori, quasi ha sollevato il povero Armando: qualsiasi problema ci fosse là fuori, sarebbe stata spiegabile, sicura anche nella difficoltà. Lieto della diversione, si è fatto quindi portare di buon grado fino in un campo di grano, dove però ha finito per perdere i sensi.
Il campo, senza alcun motivo apparente, era solcato da cerchi concentrici in cui il grano era stato abbattuto davanti agli occhi dei contadini increduli. Chiedendo informazioni sull'ora dell'evento, essa coincideva con quella della crisi di sua sorella.

E' arrivato il momento di fare qualcosa.

Da ricordare:
Da quando ha lasciato gli Stati uniti, non ha avuto più nessun contatto con i parenti nel Massachusets; ha sinceramente sperato di riuscire a rientrare in contatto con suo cugino Eric, attaccandosi a quel nome durante la guerra, ma le sue lettere non hanno mai avuto risposta: per non pensare che lui non abbia voluto rispondergli, si è autoconvinto che si sia trattato solo di un omonimo.
Si sente fortemente responsabile nei confronti della famiglia, e in particolare della sorella minore, adesso che è rimasto lui ad occupare il posto del capofamiglia. Vederla star male e non riuscire a risolvere la cosa lo dilania. Le ha provate tutte: dottori, preti, vecchie di campagna che levano il malocchio, ma sempre invano.
Oltre all'ovvio problema dato dalla crisi di Annamaria, non si dà pace per il fatto che nessuno dei tre fratelli rimasti sia ancora sposato, facendo rischiare l'estinzione alla famiglia; per questo sta spingendo il fratello minore a convolare a nozze il prima possibile, e se avesse tempo anche lui ne avrebbe desiderio. Per non parlare del maritare Annamaria...

Malattie: ha gli occhi e i polmoni rovinati dall'Iprite in guerra; deve portare gli occhiali e i medici gli hanno vietato il fumo, anche se a volte il richiamo del vizio si rivela più forte. Inoltre anche le guance portano ancora traccia delle vesciche, per nasconderle si è fatto crescer la barba.

Contatti:
Geremia Serpieri (PG di Fabrizio Fabbri)– da anni la sua famiglia, proprietaria di terreni nelle aree di Porcari e del padule, ne ha affidato la gestione in enfiteusi all’Agricola Bacci. L’affare era gestito dal padre di Armando ma, dopo la scomparsa sua e del figlio primogenito, tutta la gestione degli accordi legali ed economici è passata a lui. Vista la veneranda età del padre di Attilio, è con lui che Armando si rapporta ogni volta che si necessita di definire un diritto di passo, rinegoziare un confine o fare manutenzioni alle opere.

Marjory Becket (PG di Anna Benedetto) – Ancora non si conoscono ma lei, quando era crocerossina nella Grande Guerra ha accudito un tale Eric Whateley, volontario nel corpo di spedizione statunitense, gravemente ferito e con traumi mentali che lo rendevano incapace di comunicare. Durante questo periodo, ha ricevuto le lettere a lui inviate da Armando, ma non è mai riuscita a leggergliele a causa della sue condizioni psicofisiche.
Dopo la guerra, è rimasta in Italia finendo al servizio della famiglia di Attilio Serpieri, di cui accudisce l’anziano padre. Da lui ha sentito parlare di Armando Bacci, e le sono ritornate in mente quelle lettere ricevute durante la Guerra.

Visione del mondo:
E' uomo di buona volontà e disposto al sacrificio per ottenere un risultato. Tiene alla famiglia e alla sua terra come a quanto di più caro esista.
Dalla sua posizione di proprietario teme i tumulti popolari degli ultimi tempi, agisce in modo conciliante ma non pensa sia la soluzioen definitiva.
La fatica non lo spaventa se è motivata. Gli ultimi avvenimenti lo hanno però spinto a chiedersi il perchè tutti questi eventi debbano capitare proprio alla sua famiglia. Vuole sposarsi e dare continuità alla famiglia, ma la guerra prima e il lutto poi glielo hanno impedito, e a 29 anni inizia a sentire di aver quasi esaurito il tempo a disposizione.

Avatar utente
Jamsus
Cultista
Cultista
Messaggi: 424

Re: Bg dei PG - Champions Yig

Messaggio da Jamsus » mercoledì 11 dicembre 2019, 12:45

Immagine
Se la bellezza fosse simmetrica avrebbe indubbiamente tutti gli autovalori reali sul campo

asia
Neofita
Neofita
Messaggi: 33

Re: Bg dei PG - Champions Yig

Messaggio da asia » venerdì 13 dicembre 2019, 20:16

Ci sta ci siano orrori di grammatica o nomi che non tornano, pardon!

Questionario del personaggio
Nome giocatore: Asia Locci
Nome personaggio: Agata Chiostri in Michelini (nome vero), Agnese Della Lunga Ved. Sarti (nome
falso)
Età, data di nascita: 25 anni, 13-01-1896
Sesso: F Stato civile: Agata=sposata, Agnese=vedova
Residenza: Ultima residenza di Agata=Bologna
Famiglia: Per Agata:
Padre: Basilio Chiostri, della piccola nobiltà toscana, figlio di Alfonso Chiostri che ereditò la Villa di
Spoiano a Tavarnelle Val di Pesa (dove Agata è cresciuta) dal padre Giovanni Chiostri.
Madre: Sabina Chiostri
Fratelli/Sorelle: Giovanni Chiostri (erede della villa, nel ’34 a causa dei debiti da lui accumulati, i
Chiostri vendettro la proprietà.)
Figli/Nipoti: Edoardo Michelini.
Altre parentele
Marito…Giuseppe Michelini
Per Agnese:
Padre: Francesco Della Lunga
Madre: Ida Roppo
Sorella: Leda Della Lunga
Marito: Franco Sarti
Professione: Casalinga
Grado di specializzazione: … /
Presso : …/
Titolo di studio: Insegnante privato a casa.
Elementare
Media voti: …
presso: …
Media
Media voti: …
presso: …
Media superiore
Media voti: …

Laurea: …
Laureando in: …
Anno di studi: …
Presso: …
Interessi vari (hobbies): …

Background storico

Infanzia: Sbagliata. La tua vita è sempre stata sbagliata. Come quando da piccola ti mettevi i panni di
tuo fratello per poter giocare in santa pace con lui ad arrampicarti sugli alberi, o con i cani della
magione in mezzo al fango,o alla lotta con il figlio del mugnaio che veniva a portarvi la farina…poi ti
scoprirono, o forse fu tuo fratello a spifferare tutto..Sembrava ci fosse stata una catastrofe, tua madre
sembrò prima disperarsi, poi disprezzarti tanto che non ti parlò quasi più. Tuo padre era persona più
pratica: ti rimise a posto, eccome. Da quel momento, non ti lasciarono un momento libero, dalle
lezioni di letteratura passavi ad economia domestica, completa di cucina, ricamo e tutto quel che
serviva per essere decorosa ed ducata come si addiceva ad una Chiostri.
Per fortuna la letteratura ti aveva mezza salvata, e a volte in segreto amavi leggere testi non proprio
adatti ad una donna..sapevi che era sbagliato..come tutto quel che facevi pensavi del resto..
Adolescenza: Sbagliata. Ti sentivi sbagliata in quei vestiti per te esagerati, quella domenica pomeriggio,
quando vi fece visita una famiglia Bolognese, i Michelini, arricchitasi di recente con la vendita di buon
vino. Erano venuti per accordasi con tuo padre. Affari dicevano, ma non ti vollero dire altro.
I Michelini si erano portati dietro il figlio, Giuseppe. La letteratura fu uno dei pochi punti di contatto che
trovasti con quel ragazzo. A 17 anni il “felice matrimonio” ti portò via dalla tua casa e dai tuoi cari. La
tua famiglia, a causa dei debiti accumulati da tuo fratello aveva deciso per te un matrimonio di comodo e
accordi che li avrebbero salvati dalla bancarotta, l’avvento della guerra poi, aveva accelerato tutto.

Maturità: Sbagliata. Ti sentivi sbagliata anche nel matrimonio. Ti sentivi sbagliata nel tuo ruolo, ti
sentivi sbagliata nella società a cui tuo marito, ferito gravemente in guerra e congedato, ti aveva
introdotta, e in quelle cene a cui settimanalmente dovevi sottoporti con tutti gli alti borghesi del
circondario. E quel socialista di tuo marito contribuiva a farti sentire ancora più inadatta. A circa un
anno e mezzo dal matrimonio tuo figlio Edoardo venne alla luce. Provasti ad aggrapparti all’ amore che
provavi per lui, ma sapevi che anche se gli volevi bene, anche se gli avresti dato la tua vita, c’era
qualcosa di sbagliato anche in quello che tutti chiamavano “istinto materno”, non potevi certo
ammetterlo con nessuno, sarebbe stata una vergogna per te e anche per tuo marito, ma tu non sentivi
affatto di averlo, anzi..
Sempre più intrappolata, sempre più sbagliata. Ti sentivi come Madame Bovary, sola e abbandonata a
se stessa, e quasi ne avevi paura visti i risvolti che Flaubert le aveva tragicamente dato..
Poi un accento familiare, toscano come il tuo, uno sguardo di intesa, una chiacchierata, fu subito sapore
di casa. Olga Mazzocchi divenne presto la tua ancora di salvezza, e forse tu la sua. Cominciaste una fitta
corrispondenza, e vista l’amicizia tra i vostri mariti, spesso vi ritrovavate anche anche al di fuori di
quelle noiose cene. Olga sembrava essersi attaccata molto anche al piccolo Edoardo, e in un suo momento
buio si confidò con te: non riusciva a rimanere incinta. Non ci volevi quasi credere, sarebbe stata una
madre perfetta..questo vi legò ancora di più, e anche con Ettore si creò un legame speciale, tanto che
avevi la sensazione che il piccolo avesse due madri, e nessun padre, vista l’assenza perenne.. Tanto
eravate attaccate che quasi ti sentivi male se non la vedevi per un periodo più lungo del solito..già allora
ti sembrava che fosse sbagliato, ma del resto avevi sempre avuto questa sensazione
Era la primavera del 1918, la febbre Spagnola era arrivata anche in Italia, e infine anche a Bologna.
L’unico uomo che avevi davvero mai amato, Edoardo, si ammalò. A nulla valsero le cure mediche, a
nulla valsero le preghiere. Fu una settimana terribile, il piccolo stava sempre peggio e alla fine la
polmonite se lo portò via. Avresti voluto morire tu al suo posto, ormai nulla aveva senso, tutto era
buio…rimaneva solo una luce: Lei. Era rimasta al tuo fianco per tutto il tempo, aveva sofferto con te,
avevate versato lacrime di disperazione e frustrazione insieme. Ti aggrappasti a lei come fosse l’ultimo
appiglio rimasto, l’unica speranza, l’ultimo rimasuglio di una vaga serenità. Capisti allora che l’amavi,
e capirlo fu insieme una liberazione e una condanna. Sbagliato, sbagliato, sbagliato, sbagliato. Era tutto sbagliato.
Se qualcuno l’avesse saputo…o se lei l’avesse scoperto! Forse era per questa tua colpa che tuo figlio era
morto, forse era Dio che ti aveva punita per il tuo essere sempre stata inopportuna nella vita. Ma poi ti
rendesti conto che non eri solo tu, eravate in due ad essere sbagliate: il tuo amore era ricambiato, e
forse lo avevate sempre saputo.
Decideste, di punto in bianco, di scappare.: via da quella vita imposta, fatta di bellezza ma di poca
sostanza, fatta di obblighi e doveri, bon ton e bigottismo.
Provaste a nascondere tutto: A pochi giorni di distanza l’una dall’ altra, faceste perdere le vostre tracce, vi
vestiste con i vestiti più miseri che riusciste a trovare, rovistando anche tra gli effetti della servitù,
buttaste all’ aria l vostre stanze, faceste sparire tutto quello che poteva essere anche solo vagamente di
valore o trasportabile, e un po’ di soldi spicci…un furto finito male, un rapimento..che pensassero quello
che volevano, non te ne importava.
Vi ritrovaste in un paesino fuori Bologna, Porretta Terme, non sapevate bene cosa fare, non avevate un
piano. Fu un cambiamento enorme, non potevate più chiedere a nessuno se avevate bisogno di qualcosa,
dovevate fare tutto voi, vi sentiste assolutamente imbranate…per l’ennesima volta, sbagliate.
Poi una locandina, uno spettacolo di magia. Dai paesani al mercato ti sembrò di capire che il mago
aveva appena perso la sua assistente in un tragico incidente.
Decideste di tentare la sorte: andaste da lui, e provaste a convincerlo. Ci volle un bel po’, non ne voleva
sapere all’ inizio. Provaste a proporvi anche senza salario, solo con vitto e alloggio, e forse li il mago
tentennò, ma solo un po’. Alla fine tiraste fuori uno dei gioielli che vi eravate portate via da casa.
L’intenzione era pagarlo per farvi accettare, ma lui pensò che voi foste “del mestiere”..fu forse quello a
farvi accettare, e allora decideste che ogni tanto, gli avreste dato uno dei vostri gioielli per tenere il
gioco..quando sarebbero finiti, ci avreste pensato.
Cominciò allora per voi un duro periodo di fatica, fatto di viaggi scomodi, allestimenti disallestimenti, di
prove e di lezioni..e anche di cose insolite. Il mago vi spiego quasi tutti i suoi trucchi per poi poterlo
assistere…quasi. Alcuni numeri, ve li fece imparare ed eseguire bendate. Pensavi che non fosse per il
numero in se, ma per far scena, per la teatralità..non ve li faceva eseguire sempre, solo in rare
occasioni, sempre come numero finale…nonostante sembrassero non richiedere molto impegno, alla
fine di quei numeri, eravate sempre estremamente spossate, capitò anche che una di voi svenisse. Il
mago diceva che era normale, che capitava anche a lui le prime volte che eseguiva quel numero (che si
vantava eseguire soltanto lui), che succedeva perché da bendate, mancando uno dei sensi principali, la
mente aumentava il livello di concentrazione, e chi non era abituato si stancava moltissimo…e per
abituarsi servivano anni. A voi la spiegazione non convinceva, ma non aveva senso farsi troppe
domande.

Vecchiaia: …

Vicende riguardanti l’ultimo periodo: Un giorno poi, il mago tornò da voi, mentre stavate finendo di
sistemare tutto per uno spettacolo, era esaltato
Non stava più nella pelle. Vi disse di procurarvi degli oggetti e delle sostanze, come ormai faceva da
tempo, ma stavolta vi diede anche gli indirizzi esatti per reperire tutto, e vi disse che tutto doveva
essere pronto per lo spettacolo del giorno dopo. Sbagliato…ma questa volta non eri tu, era lui! Era
chiaro che ci fosse qualcosa che non andava, oggetti esoterici di scena ne avevate visti, ma nella tua lista
c’era scritto sangue umano! Senza farti vedere da Olga per non preoccuparla, andasti a chiedere
spiegazioni, ma il mago in tutta risposta asserì di pensare ad eseguire i compiti, non alle frivolezze.
Facesti notare che “sangue umano” non ti sembrava una frivolezza. Ti diede un malrovescio, ma quello
che ti spiazzò di più fu la minaccia che seguì: se non aveste fatto quello che chiedeva esattamente come
lo voleva, vi avrebbe riportato a Bologna e vi avrebbe messo alla gogna pubblica rivelando la vera natura
del rapporto tra te e Olga.
Uscisti senza proferire parola, comprasti tutto nei posti indicati, tornasti e ti occupasti dell’allestimento
del tutto. Eravate di nuovo prigioniere..ma ora era diverso da allora, ora sapevate cavarvela un po’ di
più. Mentre allestivi tutto, cominciasti a pensare come fare per andarvene, magari non a mani
vuote..anche se tutti gli incassi erano rigorosamente sotto chiave. La sera, poi, il mago vi disse di
seguirlo, vi portò in un vicolo di Trieste, dovevate posare per una foto. “Una nuova locandina?”
“no: da domani nuove identità.” Rimase d’accordo col falsario che sarebbero tornati l’indomani sera
per riprendere i nuovi documenti di identità.
Un’occasione troppo ghiotta. Avreste potuto andarvene appena presi i documenti nuovi. Pensasti di
aspettare a parlarne con Olga per non destare sospetti
L’indomani, provaste tutto il giorno l’unico numero di quel grottesco spettacolo, ma senza “oggetti di
scena”. Era il 13 Luglio 1920, vi dovevate esibire nel tardo pomeriggio, al teatro Narodni dom di
Trieste, ovvero una casa del popolo slovena, che fungeva anche da albergo, da cafè e da teatro.
Poco prima dell’ingresso del pubblico, preparaste un grosso disegno sul pavimento del teatro, ma prima
dell’ultimo atto, volevi toglierti la soddisfazione dell’ultimo dispetto, un po’ per rivalsa, un po’ per
disprezzo: scambiasti gli oggetti, così simili tra loro, all’ esterno del cerchio: quelli davanti finirono,
dietro e quelli dietro davanti.
Lo spettacolo cominciò, il mago neanche si accorse dello scambio tanto sembrava galvanizzato ed
eccitato. Tutto sembrò andare come le prove avevano stabilito, ma non potesti fare a meno di notare che
le porte d ingresso del pubblico erano state chiuse a chiave… poi l’orrore.
Come al solito “Sbagliato” fu l’unica cosa che riuscisti a pensare, ma stavolta lo stai urlando nella tua
mente. Rimanesti catatonica difronte a quello spettacolo obrobrioso: qualcosa uscì dal
pavimento..oppure apparve a mano a mano? Quella cosa si eresse sopra tutto e tutti, nello stupore
generale, tra qualche urlo e qualche applauso poco convinto del pubblico. Avresti voluto urlare a tutti
quanti di andarsene, di mettersi in salvo, perché un orrore del genere non poteva essere nulla di buono,
ma eri li immobile. Poi quella cosa si riversò sul mago, e in un boato sembrò inghiottirlo.
Arrivò in quel momento Olga e ti tirò per un braccio, il terrore vi stava avvinghiando, non sapevate cosa fare, fu un
attimo e deste fuoco al palco e alla creatura mentre scappavate dalle quinte. Solo in seguito ti rendesti
conto di cosa avevate fatto e a cosa avevate condannato le persone richiuse nella palazzina..Recuperaste
gli incassi e qualsiasi cosa avesse un valore, strano come la vita ti rimetta davanti alle stesse situazioni..
Quella stessa notte, una volta lontane e più calme, andaste a recuperare le vostre nuove identità. Il
falsario non fu contento di non rivedere il mago, ma lo pagaste abbastanza per non far domande. Vi
rimaneva ancora un po’ di denaro, ve ne andaste alla stazione, prendeste il primo treno per non importa
che destinazione. Sul giornale del giorno seguente la notizia dell’incendio catastrofico era in prima
pagina, ma non c’era cenno allo spettacolo o alla vostra carovana: i fascisti avevano fatto guerriglia,
causando non pochi danni a qualsiasi attività slovena trovassero per strada, ed anche l’incendio al
Narodni dom fu attribuito allo squadrone, anche se le dinamiche non furono mai del tutto chiarite.

Non ne parlaste quasi più, non volevate ricordare. Cominciaste a girare di città in città, senza una meta
precisa, a volte eravate donne di servizio in cerca di lavoro che tenevate per un paio di mesi per
racimolare qualcosa, a volte eravate solo sorelle in viaggio, vedove e senza famiglia, che si erano
ritrovate dopo la guerra, finchè non tornaste in quel di Firenze…

Rispondi